Intervista a Milo Manara (pubblicata su “Il Fatto Quotidiano” del 2 ottobre 2011)


Milo Manara:
“Nelle storie di B. non c’è erotismo, ma solo miseria”

Si è aperta ieri a Siena la mostra antologica “Le Stanze del desiderio”. L’uomo che ama le donne si racconta, parlando di politica e sessualità.

Di Mariagloria Fontana

(pubblicata su ‘Il Fatto Quotidiano’ del 2 ottobre 2011)
‘Le Stanze del Desiderio’ è il titolo della mostra antologica che Siena dedica al maestro dell’eros a fumetti Milo Manara. Quarant’anni di attività esposti in circa trecento tavole in bianco e nero e a colori, creazioni inedite e filmati che ne ripercorrono la carriera. Genio di sensualità, Manara ci racconta il suo universo femminile e la sua idea di bellezza, donne e politica.

Secondo il mito platonico l’eros è desiderio e‘mancanza’. Per lei cos’è?
Più che da Platone, partirei con lo scomodare Budda e la pace dei sensi, la mancanza del desiderio. Sono convinto che non mi piacerebbe vivere in un mondo di ‘beati’, cioè di individui privi di pulsioni. Il desiderio è un’energia vitale, un motore, la molla principale per l’evoluzione. Ciò che reputo negativo per l’essere umano è la soddisfazione, già Oscar Wilde sosteneva che la cosa peggiore che ci possa capitare non è il desiderio, ma il suo appagamento.

Le protagoniste delle sue storie hanno alimentato l’immaginario erotico maschile e continuano a farlo. Che idea si è fatto delle donne che ruotano intorno alla vita pubblica e privata del nostro Premier?
Sono d’accordo con una frase di Cacciari che considera questo momento politico una catastrofe prima di tutto di tipo estetico e poi anche etico. Per fare un esempio, le famose barzellette di berlusconi non mi infastidiscono perché sono ‘sporche’, ma perché sono stupide, non fanno ridere. Non è la parte diciamo ‘pseudo-erotica’ che mi scandalizza, ma la pochezza del racconto. Così come in tutta questa vicenda delle ragazze, è lo squallore che mi colpisce. Non mi turba che un uomo di settantacinque anni abbia ancora delle pulsioni erotiche, ma è inaccettabile che candidi queste donne in politica. Sono azioni davvero basse. Se c’è un uomo che non può giudicare qualcuno sul piano erotico, quello sono io, ma in queste storie non c’è erotismo, c’è solo miseria.

Si potrebbe definire ‘pornopolitica’?
Si tratta di squallore non di pornografia. La pulsione erotica è la più forte che abbiamo, garantisce la continuazione della specie, è un istinto primario, insindacabile. Tuttavia, se questa fame di immagini, di fantasie viene soddisfatta solo commercialmente come se fosse un prodotto, ne traiamo una delusione profonda. Il fatto poi che Berlusconi abbia retribuito quelle ragazze, esclude qualunque sogno erotico. Lo ripeto: non vedo traccia di erotismo in queste vicende.

Lei ha raccontato vizi e debolezze umane. Ritiene che un uomo pubblico possa appellarsi al diritto alla privacy?
Chiunque si presenti per essere eletto come rappresentante politico ha il dovere di farmi sapere tutto di lui. Come elettore voglio conoscere soprattutto ciò che desidera nascondere. Per un uomo politico, il diritto alla privacy è una cretinata. Io posso perdonarlo se fa degli errori nel corso della sua attività politica, ma pretendo di sapere anche come si comporta in camera da letto, perché questo mi dà un’idea autentica di chi sia.

Qual è l’aspetto più potente dell’erotismo?
Non è facile rispondere a questa domanda. Io sono un ex sessantottino, allora l’erotismo aveva una connotazione liberatoria, eversiva, perché prima la sessualità era vissuta con grandi restrizioni. L’erotismo ha avuto una valenza fortemente politica in quegli anni e le battaglie vinte sul fronte dei diritti civili passano anche attraverso il superamento dei tabù sessuali. Oggi, invece, non so più se l’eros possa avere un ruolo di emancipazione sociale.

Le donne dei suoi disegni sono prese dalla realtà o sono frutto dell’ immaginazione?
Una miscellanea tra l’una e l’altra. Mentalmente faccio un ‘casting’ dei volti e dei corpi di donne che reputo più confacenti alla storia che sto per raccontare. Talvolta mi ispiro a un’attrice, altrimenti a una donna che ho incontrato per caso sull’autobus. Ogni donna è erotica a modo suo e ogni storia ne richiede una diversa.

Che rapporto c’è tra la bellezza e la politica?
Nessuno vuole escludere le belle donne dalla politica, sarebbe stupido. Quello che destabilizza è un ministro che ottiene la propria carica solo in virtù della propria bellezza. È chiaro che quel ruolo richieda capacità, conoscenza, competenza e anche una certa dose di saggezza. C’è un episodio che racconta della modella di Prassitele, Frine, accusata di prostituzione . Quando fu portata in tribunale, il suo avvocato invece di difenderla con un’arringa, la denudò davanti ai giudici. La ragazza fu assolta, perché i giudici stabilirono che la bellezza è una virtù in sé e che se posseduta in maniera assoluta, può garantire la salvezza. Non fu condannata, ma non per questo fu fatta ministro.

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