Intervista al M° e Premio Oscar Nicola Piovani per Micromega

“L’indignazione non basta più”. Intervista a Nicola Piovani

Intervista a Nicola Piovani di Mariagloria Fontana
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Uno dei nomi per i quali all’estero ci si può vantare di essere italiani, un’attività artistica poliedrica, coronata dal prestigioso Premio Oscar nel 1997 per la colonna sonora del film “La vita è bella”. Nei prossimi giorni sarà in scena con un concerto ‘in quintetto’ presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il Maestro Nicola Piovani non si risparmia per MicroMega, con velato sarcasmo e una buona dose di critica, parla di arte, politica, vita e dei suoi prossimi progetti.

Honoré De Balzac voleva fare lo scrittore a tutti i costi ed ebbe degli iniziali insuccessi ma, convinto che sarebbero arrivate delle grandi soddisfazioni, non desistette. Bruce Springsteen ricorda di aver intuito da subito che avrebbe fatto qualcosa di importante con la musica. Maestro, lei quando ha capito che la musica sarebbe stata determinante nella sua vita?
No, non l’ho mai capito. Per quel che ricordo non c’è stato un momento preciso in cui io mi sia convertito alla musica. Da sempre, da bambino, la musica è stata presente nelle mie giornate e, da molti anni, è il mio mestiere, il lavoro di cui vivo, in tutti i sensi. La musica ha ancora la capacità, a volte di sedurmi e, altre, di sorprendermi, in qualsiasi forma: un madrigale di Monteverdi, un passaggio orchestrale di Verdi, un solo di Brad Mehldau, una macchietta di Cioffi-Pisano, un’invenzione timbrica di Morricone, una bella ruffianata di Lloyd Webber, una parodia di Stefano Bollani, la fisarmonica di Germano Mazzocchetti, il violoncello di Giovanni Sollima. In questo momento, per esempio, sono euforico perché ieri sera ho assistito al Nabucco diretto da Muti.

Che ricordi ha della “compagnia della luna” che fondò con Vincenzo Cerami?
Altro che ricordi: la Compagnia della luna è il mio presente, è il lavoro al quale dedico molto del mio tempo. L’attività artistica della compagnia non s’è mai interrotta, pur fra tanti intoppi di tipo burocratico e amministrativo. Negli ultimi anni abbiamo realizzato, fra l’altro, Concha Bonita, Semo o nun semo, L’isola della luce, La cantata dei cent’anni, Epta, La guardiana del faro, Padre Cicogna, tutti titoli di cui come produttore sono orgoglioso e che, prima o poi, tornerò a distribuire. Il teatro musicale è per me la forma più affascinante di attività artistica che esista.

Lei ha composto la sigla di Anno Zero e l’anno scorso l’ha suonata dal vivo nella puntata ‘speciale’ della trasmissione di Santoro intitolata: ‘Rai per una notte’. Cosa l’ha spinta a partecipare alla trasmissione?Ritengo che sia necessario difendere la libertà di espressione, di stampa, di pensiero, fino in fondo, senza entrare nel merito dei valori. Un giornalista, o un artista, che viene censurato perché non piace a chi governa, come è successo a Santoro, Luttazzi, Biagi, Guzzanti e a tanti altri meno noti, va difeso senza necessariamente condividerne le posizioni. È una questione di metodo, non di merito. Può piacermi o non piacermi il battagliero Santoro, o l’eroica Gabanelli, o il prezioso Fazio, non conta e non deve contare per esprimere la mia solidarietà. Lo scriva questo, perché per me è importante. Ho aderito alla manifestazione di Michele Santoro non perché è un grande giornalista o perché condivido buona parte delle sue idee. Avrei aderito anche a una manifestazione in difesa del Bagaglino, se Prodi avesse minacciato di chiuderlo perché infastidito dalle loro satire. Sono andato a suonare di persona a Rai per una notte a Bologna, e lo rifarei, anche se Luttazzi, per esempio, non mi fa ridere. Ma certe cose vanno fatte, come dice Totò, a prescindere.

Un artista ha anche una coscienza politica e civile. Cosa le sta dicendo la sua in questo momento?
Mi sta dicendo che chi mal governa alza ogni giorno il tiro e chi si oppone rischia di perdere la bussola. Sento un gran bisogno di un parlare chiaro, di discorsi limpidi, rigorosi, di chiamare le cose col loro nome. Invece, mi imbatto continuamente nelle frasi fatte dell’aria fritta e della segatura zuppa: “qui il discorso è un altro”, “ci vuole una risposta politica”, “non è questione di destra e sinistra”, “la verità è una sola”, “la ragione sta nel mezzo” e fregnacce simili. Il bla bla bla ci mortifica. In più c’è il dramma del narcisismo, un virus che sta infettando sempre di più l’ambito politico italiano, non solo nella maggioranza. Un tempo, la vanità individualista era una tipicità degli attori. Se si guarda la politica in tv, la frase a effetto conta più del rispetto per la verità, il fondotinta vale più delle idee. Il Processo di Biscardi è il modello dialettico di molte trasmissioni televisive sulla politica e tutti fanno a gara per andarci.

Cosa ne pensa di manifestazioni come quella di qualche sabato fa in difesa della Costituzione? Se glielo avessero chiesto avrebbe partecipato?
Se non fossi stato impegnato per lavoro avrei sfilato nel corteo. Ma ormai aderisco a queste manifestazioni con un crescente senso di impotenza. “Basta”, titolava per l’ennesima volta una testata meritevole e indipendente, “Basta” recitavano molti striscioni. “Basta” urlavano i manifestanti. Mi viene in animo un doloroso interrogativo: “Basta” e poi? Cosa diciamo? “Basta” e basta? Siamo in molti ogni volta a sfilare indignati; poi però ci sparpagliamo quando si va a votare, cioè nel momento pratico che più conta nelle nostre democrazie. Nelle urne elettorali l’indignazione non si compatta, ci arriva in ordine sparso, i numeri premiano la destra, e noi torniamo a sfilare indignati e a strillare “Basta!” e basta. Come si può fare in modo che la banda di Arcore abbia almeno una decina di parlamentari in meno dell’opposizione?
Mi viene in mente Achille Campanile: “Basta di dire ‘Basta’ e basta. Non basta!”

I tagli alla cultura (poi annullati, nda) e alla scuola pubblica, i finanziamenti alle scuole paritarie previsti da questa finanziaria varata dal Governo. Il Maestro Piovani che idea si è fatto in merito a ciò?
Il Fus è stato ripristinato, grazie anche alla protesta di tanti lavoratori dello spettacolo. Una piccola nota di ottimismo per il settore, meno per la benzina. Vuol dire, comunque, che nella maggioranza c’è qualcuno che rispetta le cose belle. Invece, l’immagine che danno sia il premier sia i ministri più importanti è quella di persone che detestano la cultura e i libri che non siano i libri contabili da taroccare, deprecano il teatro che non sia quello con le gnocche e le chiappe al vento, la musica che non sia il piano bar dei festini. Infine, odiano la poesia in blocco, compresa quella di Bondi.

“La vita è bella” a parte, a quale dei film per i quali ha scritto la colonna sonora è più legato o ricorda con maggiore nostalgia?
La nostalgia è variabile, di mese in mese, e rischia di farti vivere con la testa girata all’indietro. La nostalgia è la vigilia del capolinea. Va tenuta a bada. Preferisco pensare a oggi, anzi, a domani: “La conquête”, un film di Xavier Durringer che ho musicato di recente, in uscita a maggio in Francia e la mia prossima opera da concerto: “Viaggi di Ulisse”.

Lei ha musicato, tra gli altri, film di Fellini, Bellocchio, Monicelli, i Taviani, Benigni, Moretti e molti altri grandi autori italiani. Cosa ne pensa del cinema italiano attuale?
Considerate le condizioni produttive veramente mortificanti, i cineasti italiani mi sembra stiano facendo miracoli. Produciamo poco, ma abbiamo una buona, buonissima media; a parte poi alcuni film magnifici degli ultimi tempi, da “Gomorra” a “Vincere” a “Una vita tranquilla”.

Lo hanno definito per molti anni il naturale erede del Maestro Morricone, le fa piacere o no? Lei ha incontrato il suo Sergio Leone?
Troppo onore, magari! Ennio Morricone è un maestro vero, in tutti i sensi. Io ho imparato molto da lui e non sono l’unico. Ho imparato ascoltandolo, studiandolo, conversando con lui di musica, spiandolo mentre lavora, chiedendogli consigli e non solo. Credo che la stagione western di Leone-Morricone sia irripetibile. Da parte mia però ho avuto la fortuna impagabile di lavorare con grandi artisti che qualche volta sono anche amici veri.

La bella musica è sempre immediata e arriva dritta al cuore come la sua?
La ringrazio del complimento, ma esistono tanti tipi di buona musica. C’è una musica più complessa che per essere amata ha bisogno di molta attenzione, di concentrazione, di curiosità. C’è, all’altro polo, una musica alla quale bastano quattro note e due accordi per colpire al cuore. Io in questo momento sono molto attratto dalla complessità dell’Anello del Nibelungo di Wagner, per esempio. Ma resto sempre a bocca aperta davanti a certe canzoni napoletane o spagnole che, con otto battute, hanno la capacità di inumidirmi gli occhi e il cuore.

Rota-Fellini, Morricone-Leone e, non ultimi, due film italiani che vinsero l’oscar come “Nuovo cinema Paradiso” di Tornatore con la musica di Morricone e “La vita è bella” con la sua memorabile colonna sonora da Oscar. Quanto deve un film alla sua colonna sonora e viceversa?
Non esagererei, il campionario è vasto. Ci sono film che senza musica crollerebbero e altri che potrebbero farne completamente a meno. Ci sono anche quelli distrutti da una musica sbagliata. Ma non mi chieda di fare un esempio.

Cinema, teatro, musica. Al di là delle grandi soddisfazioni professionali che ha ottenuto, cosa vorrebbe ancora realizzare?
Il mio sogno resta sempre lo stesso: gestire un teatro musicale in cui organizzare concerti, opere, operette, musical, poesia, prosa. Un teatro vivo e moderno, che coltivi il suo pubblico, che lavorando quotidianamente faccia amare il teatro a chi ha meno di 25 anni. Che possa contare su un poco (ho detto un poco) di fondi pubblici, da gestire con trasparente efficienza, senza però che ci si mettano di mezzo la politica e di conseguenza il clientelismo. Ma naturalmente è un sogno che resterà sogno. Di questi tempi poi…

(4 aprile 2011)

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