Virginiana Miller @ Circolo degli Artisti [Roma, 19/Marzo/2010]

Virginiana Miller @ Circolo degli Artisti [Roma, 19/Marzo/2010]

 (pubblicato su nerdsattack.net )

Mar 22nd, 2010 | By NerdsAttack.net | Category: Live Report

Attesissimi i livornesi Virginiana Miller tornano a Roma per presentare il nuovo album: ‘Il Primo Lunedì Del Mondo’ a distanza di quattro anni da ‘Fuochi Fatui d’Artificio’. Il Circolo è affollato e alle 21.30 puntuali la band sale sul palco. Ho “peccato”, anni or sono, scappai a metà di un loro concerto. Avrò modo di redimermi. Aprono con un brano in inglese dal sapore molto wave che dà l’incipit al nuovo lavoro: ‘Frequent Flyer’, poi segue: ‘Il Presidente’, pezzo scanzonato ma non troppo e piuttosto rock rispetto al loro repertorio. I Virginiana sono tautologici non assomigliano altro che a loro stessi. Il sound è decisamente coeso ed amalgamato, vigoroso rispetto al passato grazie alle chitarre piuttosto presenti. Simone Lenzi, voce e autore dei testi, scherza sulla presunta figaggine del nuovo chitarrista Matteo Pastorelli che sostituisce definitivamente Marco Casini. Forse anche lui ha contribuito alle piccole variazioni della band. La batteria di Valerio Griselli e il basso cupo e wave di Daniele Catalucci impreziosiscono, danno colore e forma in ‘Uri Gellar’. Simone Lenzi con la sua giacca scura e gli occhi persi chissà dove ha il volto segnato da un’intensità che marca e definisce la performance. Apre le braccia verso la platea, si dà al suo pubblico ed empaticamente un po’ si nutre di loro, di noi, e ci fa pensare ad un suo vecchio pezzo ‘Breve Apparizione di Un Vampiro’. Ma tant’è, gli si perdona tutto. Ha occhi che non dimentichi. E come Orson Welles, cui somiglia in maniera imbarazzante, nella profondità di campo costruiva capolavori, lui modula tutto nella profondità di voce, di liriche “leggere” eppure dolorosissime, nella profondità di quello sguardo. Sono pochi i gesti che compie ma tutti lo rappresentano. La sua nenia cantilenante è un vortice in cui ci si perde attratti da un desiderio cui non puoi sottrarti.

Prima di eseguire ‘Lunedì’ spiega che è un pezzo scritto in un particolare momento della sua vita e che forse è servito a lui e alla band come “terapia”. Tutto il disco e questo live segnano una rinascita. È la volta di: ‘L’Angelo Necessario’, altro brano nuovo, che fa tornare alla mente cinefila deviata di chi scrive il falso angelo biondo incarnato da Rita Hayworth ne “La Signora di Shangai”. ‘Il Pavone’ (così lo chiamano gli amici e i fans più accaniti) dice che è ispirata al suo “alter-ego femminile”: “quello che avrei voluto essere… una bellissima ragazza bionda”. ‘È  La Pioggia Che Va’, eppure  la malinconia non va via con la splendida esecuzione della cover dei Rokes. Poi a furor di popolo ‘La Verità Sul Tennis’. ‘Acque Sicure’ dal vivo è ancor più trascinante, ma le parole sono così pesanti da fare male davvero: “siamo resti di un naufragio […] apri gli occhi, resta a galla”, nonostante la solita “leggerezza melodica” che fa ballare i presenti. Chiudono la prima parte del concerto con la struggente: ‘La Carezza Del Papa’ e proprio mentre intona: ”canzoni che non canta nessuno”, immediata si fa sentire la reazione della platea che canta a squarciagola la sua presenza. Certe cose  fanno bene, nutrono l’anima e i Virginiana Miller lo sanno.

Il loro pubblico conosce già a memoria l’intero disco nuovo, anche se sarà in vendita solo a partire dal due aprile prossimo. Ho male ai piedi, i tacchi alti si fanno sentire, ma non riesco a staccarmi da quelle parole “che non legano il sangue”, da quelle melodie cadenzate. Si continua con: ‘Le Formiche’ e poi ‘La Vita Illusa’, uno dei brani più belli che siano mai stati scritti negli ultimi anni in Italia: “Ci sono giorni possibili, altri mondi immaginabili finché siete giovani”, ci ricorda Lenzi. Proseguono con la “lacaniana” ‘Piccolo Oggetto (a)’, e poi il ‘Voglio Te’ invocato nella sentita ‘La Risposta’. Per la prima volta, dopo diversi anni, non ricordo il pezzo finale con cui una band chiude un’esibizione. Per quanto concerne il report di questa serata mi viene in mente: “Ciò che nel linguaggio meglio si comprende non è la parola, bensì il tono, l’intensità, la modulazione, il ritmo con cui una serie di parole vengono pronunciate. Insomma la musica che sta dietro le parole, la passione dietro questa musica, la personalità dietro questa passione: quindi tutto quanto non può essere scritto. Per questo lo scrivere ha così poca importanza”. Ecco, queste parole di Nietzsche incarnate da Bene rappresentano il limite delle mie parole nei confronti di ciò che ho visto e udito, ma si adattano perfettamente a Simone Lenzi e alla musica dei suoi Virginiana Miller. Per quanto riguarda la fine della serata, tornando a casa mi sento strana, nelle orecchie ho tanti refrain, tra cui quello ossessivo: “La tua statua della libertà, la tua ragazza triste[…] Puoi farmi piangere tanto dimentico…”. E invece no, dopo averli ascoltati ed amati non si dimentica proprio nulla. Effetto Virginiana.

Mariagloria Fontana

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