VIRGINIANA MILLER ‘Il Primo Lunedì del Mondo’ -Zahr Records/Altrove 2010]

VIRGINIANA MILLER [Il Primo Lunedì del Mondo-Zahr Records/Altrove 2010]
Apr 26th, 2010 | By NerdsAttack.net | Category: Recensioni

C’è sempre qualcosa di profondamente amaro nella musica dei Virginiana Miller, qualcosa di sotteso che ti stringe lo stomaco ,di “umano troppo umano”, reale e desolante. ‘Il Primo Lunedì Del Mondo’ è un concept album che parla di desiderio e resurrezione, sospeso nella dicotomia fra poter essere ed essere, incompiutezza e appagamento. “Fra l’idea e la realtà/ Fra il movimento e l’atto/ Cade l’Ombra” per dirla con un poeta che il Lenzi ama. Mai si rivelano al primo ascolto, ma si disvelano poco a poco. Cantano di “cose che nessuno sa nessuno immagina”, come territori latenti da saper cogliere. È una musica del nascondimento, la si comprende poco alla volta. Topoi ricorrenti sono la giovinezza e le illusioni perdute, il tempo inesorabile, il desiderio come mancanza e la possibilità di un riscatto. Si contraddistinguono ancora una volta per uno stile asciutto, privo di inutili orpelli ed estetismi letterari e strumentali. Ma il mondo poetico dei Virginiana, di Simone Lenzi, voce ed autore dei testi, è anche un immaginario popolato da “presenze” che vagano costanti nella quotidianità fra le più disparate abitudini: l’anoressica, il giocatore di sloat machines, la ragazza triste, gli “altri”. La band livornese con quest’ultimo lavoro raggiunge una maggiore compattezza sonora, grazie ad un ritorno al pop rock e ad arrangiamenti curatissimi. ‘Frequent Flyer’ apre l’album come un ponte fra il passato, quello che musicalmente hanno amato, il sapore new wave, la lingua anglosassone, e il presente di quello che sono diventati con: ‘Lunedì’, la canzone-manifesto di questo ‘risveglio’. ‘Acque Sicure’ possiede orecchiabilità radiofonica e chiusura hookiana (Peter Hook, nda). È surf di provincia, la Livorno alienante tanto ben raffigurata da Virzì nel suo “La prima cosa bella” o, volendo tornare indietro nel tempo, quella ricostruita nelle nebbie de “Le Notti Bianche” di Rotunno-Visconti, che poi sono sempre quelle dell’anima e delle quali Lenzi, realistico regista, conosce tutte le dinamiche. Una città vuota dove le gelaterie sono irredimibilmente sconsacrate, dove “ogni posto è nessun posto”. L’amore, inteso come relazione fra soggetto e oggetto, fa da tramite per il ricongiungimento con la propria anima ne ‘La Risposta’. Desiderio o tensione verso una possibilità ne ‘L’Angelo Necessario’. Una figura evocata sotto un mood che vagheggia gli anni ‘60 con tanto di refrain micidiale. Una ragazza triste biondo platino che non balla al Piper, ma che si presta ad incarnare aspirazioni e possibilità di scelta. E se l’Italietta sanremese omaggia imberbi cantori di “in tutti i luoghi in tutti i laghi”, i maturi ed irsuti Virginiana si fanno sempre più promotori di un ‘Erewhon’ che Lenzi con le sue umbratili illuminazioni ci fa scoprire nella sua migliore, artisticamente parlando, stagione all’Inferno. Talvolta, la crudezza con cui si raccontano è talmente spietata e privata che trasuda vibrante autenticità come nella confessione ‘La Carezza Del Papa’. La mancanza intesa come fragilità. I fiati si contrappongono alla melodia della voce mentre si dispiegano parole assassine quanto i sassi in tasca di Virginia Woolf. Eppure, nello stesso tempo, si rendono necessarie e taumaturgiche. ‘Oggetto Piccolo (a)’ è il racconto di un desiderio che è ossessione e in quanto tale resta o deve restare inappagato. Ma la chiusura è affidata ad un’ascesa catartica con la cover ‘’E’ La Pioggia Che Va’ dei Rokes. Ancora l’acqua, che stavolta però non è timore del naufragio come in ‘Acque Sicure’, ma liquido amniotico, quasi conciliante, in cui immergersi un po’ come Mastandrea alla fine del film di Virzì nel bagno al mare. Un po’ come il desiderio di quell’abbraccio della madre, di quel “Tu” ipotetico e paradigmatico che sposa l’ “Io” ne ‘La Risposta’ verso un ricongiungimento con il nostro stato primordiale. La pioggia va con la voce intensissima e maledettamente triste di Simone Lenzi. Forse tutto è cambiato o cambierà. “È questo il modo in cui finisce il mondo“, scriveva Eliot. Ma per i Virginiana Miller la fine coincide con l’inizio. [*****]

Mariagloria Fontana

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