Ivano Fossati @live Auditorium Conciliazione [Roma, 20/Novembre/2009]

Ivano Fossati @ Auditorium Conciliazione [Roma, 20/Novembre/2009] pubblicato su nerdsattack.net Nov 23rd, 2009 | By admin | Category: Live Report

Questa sera l’incasso del concerto del grande cantautore genovese sarà devoluto a favore dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, in concomitanza con la celebrazione dei vent’anni dalla Convenzione dei Diritti dell’Infanzia. La location prescelta è il centralissimo auditorium di Via della Conciliazione. La band composta da Fabrizio Barale (chitarre elettriche), Pietro Cantarelli (tastiere e arrangiamenti), Claudio Fossati (batteria), Riccardo Galardini (chitarre acustiche) e Max Gelsi (basso) è già sul palco quando si spengono le luci. Fossati con la sua chitarra, li raggiunge subito dopo. Esordisce con un vecchio brano del 1979 tratto dall’album ‘La Mia Banda Suona il Rock’: ‘La Crisi’. Pur macinando un ritmo coinvolgente e per quanto il tema sia oggi più che mai attuale, resta uno fra i suoi pezzi meno riusciti. Dopo l’inaugurale tuffo nel passato, si cambia registro con pezzi tratti dall’ultimo lavoro ‘Musica Moderna’ (2008). La canzone “politica” ‘La Guerra dell’Acqua’, l’incalzante refrain della memoria in: ‘Il Rimedio’.

Si continua con ‘L’Amore Trasparente’, brano facente parte della colonna sonora del film “Caos Calmo” e vincitore di un David di Donatello e di un Nastro D’argento. Il primo apice di poesia, però, arriva con un brano del 2003: ‘Il Bacio Sulla Bocca’. Il sapore retro della melodia evoca proprio quegli amanti danzanti “sul letto di cicale e fisarmonica” che sembrano quasi manifestarsi davanti agli occhi. C’è molto entusiasmo in sala per l’ex “Ivo”. Il pubblico è composto, attento, ma anche coinvolto e partecipante quando i pezzi lo richiedono. Si ritorna al presente con ‘Miss America’. Il tema, caro all’artista, è sempre l’amore che è una piccola “rivoluzione”. Il tempo dei ricordi culmina, almeno in questa prima parte dell’esibizione, con ‘Una Notte In Italia’, uno dei momenti più alti della serata. L’autore genovese si siede al pianoforte e regala un’intensità sconosciuta alla “musica moderna”.

La seconda parte del concerto riparte con una altro brano datato pieno di poesia: ‘Discanto’. Nella circumnavigazione del tempo perduto c’è spazio per la commovente ‘L’Uomo coi Capelli Da Ragazzo’ (1988) e ‘L’Amore Fa’, a nostro avviso un pezzo piuttosto irrilevante all’interno della sua ricca discografia. È la volta della “preghiera laica”: ‘Ho Sognato Una Strada’. La platea trasale appena percepisce le note di ‘La Musica Che Gira Intorno’. Sul finire del pezzo, Fossati fa cantare al pubblico la lirica finale. Poi ancora intona ‘Buontempo’ con una voce che non subisce i dettami del tempo, ma resta limpida, intensa, profonda. ‘Italiani D’Argentina’ è quasi un invito a ricordare: “Quando gli immigrati eravamo noi”. Il dolore è un ricordo che passa sulla scia di un tempo bergsoniano tutto interiore: “E di dolore in dolore, il dolore passerà” nei ‘I Treni A Vapore’. La seconda parte dello spettacolo è terminata, salvo rientrare per concedere il bis. Il cantautore nel buio della sala si siede al pianoforte ed eccola lì. In un religioso silenzio, le prime note della struggente, autentica e più straziante che mai: ‘La Costruzione Di Un Amore’. Poi disincantato e autocritico, si schernisce affermando che la canzone che sta per eseguire è stata ripescata nell’ultimo tour, perché non l’aveva mai suonata dal vivo, pur essendo composta nel lontano 1977. Il motivo è che non è mai stato troppo convinto dell’inciso ed ammette di non esserlo ancora oggi. Il pezzo in questione è: ‘Di Tanto Amore’ una vera gemma nascosta in soffitta. Poi ritorna alla dicotomia di rimpianti e possibilità, nella toccante: ‘C’è Tempo’. Secco, incisivo, lapidario, sobrio e lucido cantore dei nostri giorni e dei nostri sentimenti, quelli più profondi come in ‘Mio Fratello Che Guardi Il Mondo’. La chiusura è affidata alla quasi bacaloviana ‘Naviganti’, per piano e voce, confessione d’amore dei “conoscitori della notte senza averne paura”. Brano originariamente scritto per Bruno Lauzi.

Nel complesso un concerto appassionante. Tuttavia, gli arrangiamenti e il sound volutamente “old style”, che riecheggia quello dei ‘70, hanno penalizzato la riuscita dei brani. Le chitarre talvolta in pieno stile Santana e il gusto del ritorno al pop rock, seppur ottimamente suonato, non hanno valorizzato pienamente il cantautore. Ivano Fossati è un musicista, ma è, soprattutto, un artista della parola coadiuvato da una splendida voce. Crediamo che la dimensione più riuscita di Fossati sia al piano e che ciò fornisca alle sue canzoni un senso più compiuto. L’autore lavora con le parole “per sottrazione”, così ci piacerebbe facesse anche nell’esecuzione strumentale.

Mariagloria Fontana

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