Intervista agli ZEN CIRCUS

Intervista ZEN CIRCUS

Sep 24th, 2008 | By admin | Category: Speciali

Abbiamo intervistato, tra il serio e il faceto gli Zen Circus nella persona di Appino, voce e chitarra della band pisana.

Riflettevo sulla scelta del titolo dell’album: ‘Villa Inferno’, mi piace. La parola “ villa” dà l’idea del luogo spazioso, solitamente un bell’ambiente in cui vivere, ma è accompagnata per contrasto dal sostantivo ‘inferno’, non ‘infernale’ aggettivo, ma ‘inferno’, appunto, il sostantivo usato a mo’ di aggettivo. Nonostante l’irriverenza, la provocazione e il cinismo, vi sentite figli del punk e ‘we must bleed’ (Germs, nda) – “costretti a sanguinare” (Marco Philopat, nda) citando un pezzo storico del punk e un celebre romanzo italiano? Oppure è semplicemente la parodia di ‘Disco Inferno’…

È solo un paese vicino Cervia in cui ci siamo imbattuti dopo dodici ore di furgone filate. Se poi vogliamo trovarci anche un significato diciamo che è come intendiamo noi il mondo oggi, la villa inferno. Non “Costretti a sanguinare” (e da chi?) ma “bisogna sanguinare”, nel senso che se non sanguini un po’ al mondo ti rompi abbastanza le palle, almeno la gente come noi.

Ed ora la domanda che aspettavate come il duello di mezzogiorno di fuoco… quella che tutti vi avranno rivolto. Ho letto in un’intervista riguardo al vostro incontro con Brian Ritchie, che ‘galeotto’ fu il viaggio che alcuni vostri fan intrapresero in quel di Londra per vedere i Violent Femmes e durante il quale gli consegnarono un vostro album. Da lì più o meno nacque tutto. È andata così?

Certo. Lui poi si propose a noi a Bologna all’Estragon… ci ha chiesto lavoro e noi glielo abbiamo dato… tutto qui.


Giunti al quarto album, come è evoluta la vostra musica, il vostro stile? Che apporto ha avuto in questo album la produzione di Brian Ritchie e quanto peso ha avuto a livello compositivo, visto che compare anche nella line-up della band?

Parecchio peso, noi pesiamo sì e no 60 chili a testa lui 120. A livello compositivo ha contribuito solo in ‘Dirty Feet’, il resto era già pronto. A livello di produzione ci ha dato, invece, tanta consapevolezza, sicurezza. Poi tanto cibo, ne capisce più lui di noi a livello culinario, quindi in culo a suonare s’è mangiato come delle bestie e bevuto altrettanto. Fare il disco, nelle tre settimane di lavoro, ci avrà preso sì e no 5 giorni. Il resto era strafogarsi, fare la spesa, cucinare etc etc

E, invece, la coproduzione artistica con Giorgio Canali come è nata e come si articola?

È nata a caso. Sulle prime Giorgio ci stava anche sulle palle, faccia da strafottente, vecchio giancattivo del rock italiano, chorus-sulla-chitarra della mia fava (del quale a noi peraltro ci importa una sega). Alla fine invece è il migliore, gran faccia da cazzo ma con entusiasmo da vendere. A 50 anni l’entusiasmo è roba di valore. Il suo contributo si articolò in un pomeriggio in cui mi chiamava “bimbo” dalla regia dello studio (che fastidio!), e diceva che questa parola era sbagliata, questo accento era sbagliato, che l’intenzione era sbagliata. Due palle così… ma alla fine aveva ragione lui. Ora ce l’ha con noi perché a Bologna non si poteva fumare in camerino (A Brian dà noia…) e Ufo ha smesso di bere. Dice che siamo dei giovani preti. Ecco, colgo l’occasione per ricordargli che io fumo ancora, bevo ancora e che lo aspetto per una gara a suon di calici di vino rosso. È un enfant terrible…

Per alcuni versi mi avete ricordato, nei pezzi in lingua inglese maggiormente, i Pixies di ‘Gigantic’ rivisitati ai giorni nostri… come vi rapportate a questa storica band avendo, peraltro, avuto in ‘Punk Lullaby’ la partecipazione di Kim Deal?

Era la mia band preferita di quando avevo 18 anni. L’altra erano i Violent Femmes e l’altra ancora i Talking Heads… fai te. Kim Deal era ed è una grande donna rock, mica ‘ste stronzette di oggi “frangetta e rock’n’roll” tatuato sul culo, tutte jeans attillati e CD comprati al Media World. Kim era ed è bella, vera, nicotinomane, sorridente, vestita sempre a cazzo di cane…. ah, ce ne fosse ora una così!

A mio avviso, in ‘Figlio Di Puttana’ si rintracciano riferimenti piuttosto voluti ad un certo Rino Gaetano, mi vengono in mente le sue causticità e irriverenza, sbaglio?

Boh, a me Rino Gaetano piace tanto, ma non credevo che ‘Figlio Di Puttana’ lo ricordasse così. Secondo me è perché va di moda. Quindi, ora, se uno urla in italiano è Gaetano. In ‘Nello Scalpellini’ c’era “I Banbini Sono Pazzi” ispirata da Rocky Roberts. Ora c’è ‘Figlio Di Puttana’ ispirata da Gaetano, mettiamola così.

La copertina a me giunta del vostro ultimo lavoro mi ha fatto pensare (ho un immaginario malsano…) ad una delle sequenze iniziali del film “L’inquilino del Terzo Piano” di Roman Polanski, è una cosa che ho immaginato solo io, ho avuto una ‘visione’ o no?

Se hai un promo hai solo una copertina. Il CD originale ne ha 6 diverse e con il vinile (diversa pure quella) abbiamo un totale di 7 copertine. Il tutto fatto apposta perché ognuno ci veda quello che cazzo gli pare….però Polanski è bello, brava, bella immagine. Quel film non l’ho visto…

I vostri testi, specie quelli in italiano, parlano in maniera cinica e disincantata della vita. Una visione provocatoria ma anche molto amara, molto triste a volte… un no future rassegnato quello che descrivete?

Si, vedrai.

Avete sovente annoverato i Violent Femmes come fonte d’ispirazione, ora il membro fondatore suona con voi, inoltre in più interviste vi definiscono un misto di punk e folk. Tralasciando l’elemento folk, vi pongo una domanda da un milione di dollari: cosa ha significato il punk in passato e cosa significa per voi oggi?

Popolare, alla portata dei figli del popolo, dal basso, dalla strada. Ieri oggi e domani.

In questo ultimo lavoro ci sono molte collaborazioni eccellenti anche con artisti italiani: Giulio Favero, Giorgio Canali, il video animato di ‘Punk Lullaby’ creato da Davide Toffolo, senza parlare dei già citati nomi internazionali: Kim e Kelley Deal, Jerry Harrison, Brian Ritchie. Cosa ha voluto dire per voi incontrare tutti questi artisti e collaborare con loro?

Boh…. un’esperienza bella direi. Un gran casino… tutto venuto così, al naturale, boh… tutti bravi ragazzi… ci mancano le donne in Italia… ci mancano donne rock in questo paese… nel prossimo collaboreremo con Patti Smith, ma è vecchietta ci vuole un’italiana giovane che spacchi il culo… dov’è?

“Io quando avevo venti anni avevo sonno”, cantate in ‘Vent’anni’. I Tre Allegri Ragazzi Morti anni fa cantavano: “Ogni adolescenza coincide con la guerra”. “La mia generazione ha perso” Giorgio Gaber; di nichilismo parla il prof. Umberto Galimberti nel suo ultimo libro (presentato nella trasmissione di Paolo Bonolis, fra le altre cose… mio dio, nda). Voi come eravate a 20 anni? Cinici e disincantati o “Marci sporchi e imbecilli” per citare un altro punk, Stewart Home… insomma, a vent’anni eravate come descrivete nel pezzo e ora il vostro motto è non prendersi sul serio, perché l’(auto)ironia ci (e vi…) salverà?

Direi di si, l’ultima che hai detto: io a vent’anni ero come nella canzone, a trenta sto messo anche peggio e a quarant’anni scriverò “30 anni”. Prendersi sul serio TROPPO mai, un pochino anche si a volte dai… in generale prendersi per il culo aiuta un sacco, lo consiglio a tutti. Te lo dice uno il cui cognome fa rima con tutte le cose che finiscono in ‘ino’…

Sempre da qualche parte, faccio la “avvocata” del diavolo ed ecco una piccola provocazione, ho letto che Ufo, il vostro bassista, non ha la televisione. Bob Dylan partecipò alla sit-com “Dharma & Greg”, gli Yo La Tengo e i Sonic Youth a un episodio di “Una mamma per amica”, Johnny Rotten più tristemente esagerò con “L’isola dei famosi” inglese, e molti molti altri esempi comunque di band cosiddette ‘alternative’ ecc partecipano in Usa e in Europa a serial TV, talk shows ecc. Non credete che negando questa ‘realtà’, quella televisiva intendo, seppur futile, edulcorata ecc, si rischi di fare gli ‘alternativi’ per forza e, talvolta, non è il vostro caso, ma accade, di essere i soliti italiani un po’ snob e provinciali?

Si ma Ufo su Raidue, su MTV c’è andato e probabilmente andrebbe anche a “Un posto al sole”! Non avere la televisione ma finirci dentro è una figata, non capisci una sega di dove sei e non gli dai quell’importanza che gli dà uno che ce l’ha. Comunque Ufo è una selva di cazzate e contraddizioni e ti consiglio di chiedere a lui. Che se la caverebbe citando “La società dello spettacolo” di Guy Debord. Ufo è il re dei provinciali snob e gli si vuole bene per quello! Ah, per completare la lista, cerca Violent Femmes in “Sabrina la strega” su you tube… oh my god! (sì, sì, visti! Nda)

A proposito del nome del disco, c’è una band romana, tutt’altro genere rispetto al vostro, che si chiama Inferno, la conoscete, vi piace? Ci sono dei “colleghi” italiani che stimate?

Gli Inferno non li conosco mica (peccato, sono coprodotti da Bar La Muerte, vi lega quindi la conoscenza e il lavoro con Davide Toffolo, nda). Colleghi italiani? Si, tanti, troppi.


‘Beat The Dream’ sembra cantata e suonata da un Tom Waits dei primi tempi, dunque ebbro, ammansito dai Clash conditi da un bel pop. Dopo aver lavorato con Brian Ritchie, cosa vi augurate e con chi vi piacerebbe lavorare in futuro?


Oltre Patti Smith e Lou Reed, vorremmo fare un disco con Syria, Federico Zampaglione e James Blunt. Ci auguriamo, come dice sempre il buon Karim Qqru in furgone (un uomo solare) “una morte veloce ed indolore”. Quando, si vedrà.

Volevo sottolineare che nel redigere le domande non ho assunto alcuna sostanza stupefacente.

Peccato, io a rispondere invece si. Tiè

Ti ringrazio per la disponibilità.

Mariagloria Fontana

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