Intervista a PAOLO BENVEGNU’

Intervista PAOLO BENVEGNU’

pubblicato su nerdsattack.net Sep 24th, 2008 | By admin | Category: Speciali

Il tuo ultimo album ‘Le Labbra’ è una specie di ‘Canzone del Male Amato’. Ricorre spesso il termine “desiderio” e concetti che riconducono alla parola “dolore”. Quindi, l’amore del quale tu narri è legato ad un compromesso col dolore?

Io sono lo scrittore di questo gruppo e non ho fatto altro che diversificare quello che facevo con gli Scisma. Con questi ultimi immaginavo ciò di cui scrivevo, perché ancora ero in formazione come essere umano. Adesso, invece, ho vissuto delle esperienze, e questo ultimo periodo è stato un percorso di liberazione dal dolore. Sono nato in una famiglia che usava le parole “dolore” e “sacrificio” come leit motiv della propria vita. Perciò staccarsi da questo processo è stato molto difficile per me e il disco rappresenta questo percorso di liberazione. Può sembrare davvero molto teso, ma in realtà è un percorso che va verso la gioia. L’ultimo pezzo,’1784′, infatti, è un brano che parla di una necessità di costruzione sana e non di un processo in cui si costruisce per poi distruggere, perché altrimenti ti porti sempre dietro dei danni che vai a propagare. In questo album l’amore viene concepito come l’Uno verso l’Altro, come veniva inteso da Jacques Lacan. Ma anche l’amore verso se stessi, finalmente, perché il mio problema è stato spesso quello di vivere con ansia ogni cosa, per riuscire a recuperare tempo. Questo tempo, alla veneranda età di 43 anni, me lo sono ripreso e ora sono una persona libera di poter amare gli altri e di prendersi cura di se stesso, cosa che non ho mai fatto.

Sembra davvero una sorta di autoanalisi, una presa di coscienza di te stesso.

Sì, anche se mi rendo conto che in questo determinato periodo storico la scrittura di ‘Le Labbra’ è molto pesante. Però penso che sia giusto scrivere di quello che si è ed io negli ultimi due anni sono stato questo, con tutti gli errori che può fare un essere umano che si sta cercando. Ne ho fatti tanti di errori, ho fatto del male a molte persone e ne ho ricevuto altrettanto.

Un altro aspetto interessante che ti riguarda è l’evoluzione che ha subito il tuo stile di scrittura nel corso degli anni. Sei passato da una sorta di ermetismo, con gli Scisma, a uno stile molto più immediato.

Come ti dicevo prima, quando immagini e non vivi ciò di cui stai scrivendo, ti viene facile essere criptico. Quando immagini non sai, non conosci e cripti il messaggio, mentre ora ho sondato tutto il male che potevo conoscere, sono andato a cercarlo e ho scelto di stare dalla parte del bene. È una scelta. Ragion per cui tutte le azioni si traducono, le parole diventano azioni e queste azioni diventano la scelta di quello che vuoi essere. Io ho scelto di essere quello che sono, con poco talento e con molto impegno,una persona normale, purtroppo.

Come ti vedi ora?

Penso di essere una persona gradevole, adesso. Non lo ero fino a qualche anno fa. Ero ambiguo nel mio modo di cercare un tornaconto personale. Non parlo di un rendiconto di tipo economico, ma di una restituzione di tipo relazionale, quando fai una cosa in modo non incondizionato ma cerchi la restituzione dall’altro a livello emotivo, quella che chiamo ‘la sindrome del missionario’, ovvero: vado a salvare, non perché amo incondizionatamente, ma perché ho bisogno io stesso di salvare l’altro per stare bene. Questa è una sindrome che ho superato.

Rispetto a queste tue ultime dichiarazioni, mi è venuto in mente il brano ‘Il Nemico’: “Non vedo più, non sento quest’ansia di arrivare sul tuo ventre caldo, depositare il seme, mentre mi sto uccidendo (…). Ti ho visto immobile nel desiderio senza nessun bisogno di tornare (…)”. Sembri voler dire che l’amplesso è quasi un suicidio o addirittura un omicidio. Andiamo a cercare ciò che ci fa stare male per essere vivi?

Sì. Pensa quante volte andiamo a cercarci la malattia nei rapporti interpersonali, non per sondarla e per scegliere, ma perché ne abbiamo bisogno, perché questa è la cosa che ci fa vivere. Hai bisogno della malattia perché hai necessità di sentire il dolore per vivere una situazione. Questa cosa si innesca in un altro meccanismo, dal quale sono uscito, che è quello dell’amare rimpiangendo. Invece è tutto qui, semplicemente tutto qui. Si ha bisogno del male per sentirsi vivi perché non siamo capaci di capire il bene e di comprendere che è tutto qui.

Mariagloria Fontana

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